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Intervista del Viceministro Taniya a cura di Riccarda Lapetuso
E’ stato sottoscritto il Protocollo d’Intesa fra il Ministero degli Esteri e l’Associazione “Europa-Abcasia”

Di Nemo Canetta 23.10.2012

Di Nemo Canetta

Quanto mi accingo a scrivere forse meraviglierà qualcuno dei miei pochi lettori. Non sono diventato matto né ho deciso di buttare alle ortiche le idee di una vita. Ma credo che chi scrive abbia il dovere di confrontarsi con gli avvenimenti, al di fuori da posizioni preconcette od ancorate ad idee che non sempre si rivelano adeguate ai tempi.

Mi riferisco all’ennesima “crisi” nel Caucaso che sta facendo scorrere fiumi d’inchiostro, fiumi di scritti che in qualche caso sono improntati ad idee che - a mio modesto parere - sono vecchie almeno di vent’anni. Oggi rispolverare la “guerra fredda” è a dir poco ridicolo. L’URSS non esiste più né, tanto meno, una contrapposizione ideologica, tra blocco orientale e blocco occidentale. Se tale contrapposizione esiste - e mentre scrivo si parla ancora di soldati e civili morti per attentati islamici in Afganistan ed in Algeria - non è tra mondo occidentale ed “orientale” (inteso come blocco sovietico) ma tra Islam e mondo di matrice europea. Di cui la Russia, piaccia o no, fa parte.

Ma veniamo al Caucaso ed al conflitto RussoGeorgiano. Guerra che, quando sarà pubblicato questo articolo, tutti speriamo si sia arrestata. Non dico si sia risolta perché da quelle parti, inutile nasconderselo, i conflitti sono endemici e nulla lascia supporre che tra Russia e Georgia (con alle spalle l’alleato USA) una vera pace sarà cosa facile e rapida. Per comprendere il Caucaso bisogna conoscerne la storia, quanto mai complessa, al cui confronto quella dei Balcani, che già per l’europeo medio è un rompicapo, è cosa facile.

Dal Caucaso sono passati tutti: Romani e Persiani, Mongoli e Turchi. Una delle vie di transito ... e d’invasione dell’Europa per i popoli orientali. Ma pure area di contatto, ora bellico, ora commerciale, tra l’Occidente e l’Oriente, tra i potentati Armeni ed Iraniani, Georgiani, Turchi, Kazachi, Alani, senza contare altri minori o comunque meno noti. Già tutto questo crea un vero rebus etnico, cui si aggiungono, specie di questi tempi, fattori religiosi tutt’altro che secondari. E qui qualcuno, ne sono certo, affermerà “... ma quali etnie, quali fattori religiosi ... sotto, sotto c’è il petrolio !”. Banale, cari signori. Molto banale! Per comprendere le crisi del Caucaso bisogna, come per i Balcani, scostarsi, senza per questo dimenticarla, dalla geostoriografia marxista, che ancor oggi domina in Europa. Che vede in tutti lo zampino dell’economia.

Per spiegare il conflitto nell’ex Yugoslavia si provarono ad utilizzare quelle idee. Poi ci si accorse (sai che scoperta!) che nei Balcani non vi erano né petrolio, né oro, né diamanti. E che pure l’interesse strategico dell’area non era certo più quello del 1914. Eppure il conflitto nei Balcani fu il più sanguinoso, in Europa, del secondo dopoguerra, con oltre 200.000 morti, infiniti desaparecidos e centinaia di migliaia di profughi. Perché? Perché i Serbi odiavano i Croati, i Bosniaci ed i Kossovari, cordialmente ricambiati. Perché ognuna di quelle nazionalità voleva imporre il suo controllo su questo o quel lembo di terra. Ricca? Ma non facciamo ridere! Andateci e vedrete! Odi ancestrali, attizzati da antiche rivalità religiose, oggi più che mai attuali (Osama docet ). In Europa e negli USA non lo si diceva, forse neppure lo si sapeva, ma nelle foreste bosniache già allora erano arrivati, a migliaia, armati sino ai denti, Afgani e Sauditi, Ceceni ed Egiziani, tutti in nome della “difesa dell’Islam” contro i Cristiani. Questi guerriglieri di Dio ce li siamo poi trovati contro ovunque, da New York a Madrid.

Il petrolio non c’entra, nei Balcani come nel Caucaso, o comunque è solo uno dei fattori. Piuttosto è un mezzo, una fonte di pressione, più che un fine. Anche perché la Russia produce il 95% delle sue immense risorse energetiche nelle tranquillissime terre nordiche. Perché rischiare se non un conflitto, almeno una contrapposizione con l’EU e gli USA per 4 pozzi nel Caucaso? Quanto agli oleodotti ci sono (o se ne progettano), inutile negarlo. Ma non basta guardare al Caucaso. Se osserviamo un planisfero ci accorgiamo che oleodotti e rotte marine delle super petroliere ... ci sono ovunque! Ovunque potremmo giustificare tensioni o conflitti con un oleodotto o qualcosa di simile. Le ragioni profonde sono altre. Anche perché i Russi sono penetrati nel Caucaso, spesso combattendo, ben prima che l’oro nero assumesse qualche importanza. Quando l’URSS si è sfasciata, lasciando un grande vuoto politico-militare, gli USA si sono trovati soli di fronte al Mondo. E, a mio parere, spesso non hanno ben compreso la complessità delle situazioni che avevano di fronte. Vizio antico della strategia e della diplomazia USA. Provate a leggere quanto fossero semplicistiche ed irrealistiche le idee di Wilson al congresso di Versailles, specie di fronte a vecchi volponi della politica europea, quali inglesi e francesi! E’ innegabile che, durante il conflitto balcanico, la Russia, pur tifando sovente per la Serbia, l’amico di sempre, non ha mosso un dito per appoggiarla. Un po’ perché in crisi economico-militare, un po’ forse nel tentativo di agganciare il mondo euro-occidentale.

Quando poi è scoppiata la Guerra del Kossovo (che di guerra si è trattato) e la NATO ha pesantemente bombardato la Serbia (non certo solo obiettivi militari ...) Mosca ha ancora limitato il suo appoggio a Belgrado a semplici proteste. Ha persino inviato un suo contingente, in unione alla NATO, per occupare la difficile provincia. Poi c’è stato l’11 settembre. La Russia ha appoggiato “senza se e senza ma” gli USA, Putin (oggi sarebbe il caso di ricordarselo ...) si impegnò in prima persona per convincere gli stati dell’area centro asiatica a far transitare le truppe USA e a dar loro ogni facilitazione. Si respirava aria di alleanza USA-Russia anti-islamica (con la Cina anch’essa “vicina”). Mosca nominò un ambasciatore presso la NATO. E Berlusconi riunì a Roma Putin con tutti i capi di stato dell’Alleanza. Più di così! Ma gli USA hanno dimenticato che la Russia, ben prima dell’URSS, è sempre stato uno stato imperiale, con un forte spirito patriottico. Forse solo la Cina ha similari caratteristiche. Il suo popolo, benché oggi gradisca assai i prodotti e le comodità cui noi siamo avvezzi da decenni, ha ancora ben in mente che al primo posto viene la Madre Russia. Non accettano di essere messi nell’angolo, vogliono trattare da pari a pari. Vogliono che si riconosca loro il giusto peso e quelli che considerano giusti diritti, le loro aree d’influenza. Gli USA, forse del tutto fuori giri causa il conflitto irakeno, rivelatosi ben più difficile e complesso del previsto, hanno cominciato a dare ascolto a chi, per vecchi preconcetti in parte risalenti alla “vera” guerra fredda, vedeva nella Russia non un alleato ma un avversario. Diciamo la verità: ma c’è veramente qualcuno che crede che dispiegare la difesa antimissile in Polonia ed in Repubblica Ceca serva contro i missili dell’Iran e della Corea del Nord? Basta dare un’occhiata ad un atlante per rendersi conto che le difese sono contro i missili russi. Giusta o sbagliata, una decisione del genere è come dire a Mosca “.. siete i nostri avversari ...”.

Ma c’è di più. Ritorniamo ai Balcani, chiave sovente della politica europea. Nel 2007 il Kossovo proclama unilateralmente la propria indipendenza. Allora scrissi che si trattava di cosa gravissima e che, soprattutto nel Caucaso, avrebbe avuto funeste conseguenze. Facile profezia. Gli accordi di pace tra Serbia, Nato e Russia, sotto l’ombrello Onu (per quel che vale ...) stabilivano, senza ombra di dubbio, che il Kossovo, pur con tutte le autonomia e le garanzie internazionali, restava nell’ambito della Serbia. Questi gli accordi. Quindi di indipendenza neppure a parlarne. I Kossovari non se ne dettero per inteso e tutti seguirono gli USA che, chissà perché, riconobbero subito il nuovo Stato, contro gli accordi ed ovviamente, contro Mosca. Belgrado protestò ma fu rabbonita con il classico bastone e carota dall’EU: “... vuoi sperare di entrare nell’EU? Stattene tranquilla ...”. Ma Mosca l’osso non l’ha mai mandato giù. Ne ho parlato con ex combattenti dell’Afganistan, con professori, guide turistiche, giovani e vecchi.

Tutti ma proprio tutti non hanno digerito tale fatto, vissuto come un inutile affronto alla Russia.E la Russia oggi ha ripagato di pari moneta. Forse anche per la stupidità del governo georgiano che ha provocato la reazione moscovita, sperando nell’appoggio USA. Bombardare senza provocazione l’Ossezia Meridionale, terra tradizionalmente filorussa, non è stata un’idea brillante. E Mosca ne ha profittato per dimostrare che è ancora una grande potenza, che nel Caucaso il suo peso è determinante. Per chiarire come l’appoggio USA, da quelle parti, conti poco. Non basta.

USA, Nato e, seppure con toni più sfumati, pure EU, pretendono il “rispetto dei confini” della Georgia. Ma gli stessi Stati, le stesse organizzazioni avevano pure garantito i confini della Serbia! Come si fa ad affermare che i Kossovari hanno diritto all’indipendenza ed Abkasi ed Osseti no? Che i confini della Georgia sono intangibili mentre quelli della Serbia non lo erano? Non vi pare che qualcosa non quadri ?La sciocchezza del Kossovo oggi si ritorce contro chi, con molta miopia, non si rese conto del vulnus che stava provocando, sia al diritto internazionale, sia a Mosca.

Che, da Pietro il Grande in poi, non ha mai mandato giù simili offese. Per di più del tutto inutili.Ma gli USA paiono non aver compreso la lezione. Speriamo nella nuova amministrazione; ma il loro fermo proposito di far entrare la Georgia nella Nato pare fatto apposta per irritare ulteriormente Mosca. E, nel frattempo, in Afganistan come in Algeria si muore, sotto i colpi di un terrorismo islamico, felicissimo del pessimo clima tra Mosca, USA ed EU.Forse l’Europa dovrebbe far comprendere a Washington che le alleanze non sono eterne e che, in ogni caso, sono basate su una comunanza di idee ed interessi. Siamo proprio certi che oggi gli interessi (e le idee) USA siano gli stessi che convengono all’Europa? Non sarebbe forse il caso che l’Europa mettesse in discussione non certo l’amicizia ma l’alleanza militare (certo non sempre paritetica) con gli USA?


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