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Intervista del Viceministro Taniya a cura di Riccarda Lapetuso
E’ stato sottoscritto il Protocollo d’Intesa fra il Ministero degli Esteri e l’Associazione “Europa-Abcasia”

Abkhasia, il Paese dei mandarini 22.03.2013

Abkhasia, il Paese dei mandarini

Di Eliana e Nemo Canetta

Il titolo fa pensare a Sicilia, Spagna o California, tra I maggiori produttori del dolce agrume. Meno note sono minori produzioni che pero’, a livello locale, assumono rilevante importanza. E’ il caso dell’Abkhasia, uno strano Paese tra Russia e Georgia, sulle coste del Mar Nero.

Ma andiamo per ordine e torniamo all’epoca della Guerra di Troia o giu’ di li’: il cuore della civilta’ Greca fu sicuramente il Mar Egeo, ponte verso l’Anatolia. Ma gia’ da tempi antichi, avvolti nelle nebbie della leggenda, I nostril interpidi navigator, superati Dardanelli e Bosforo, penetrarono nel Mar Nero. Pensiamo ad alcuni dei miti piu’ antichi della civilta’ ellenica, da Prometeo, incatenato ad una montagna oggi identificata con Caucaso, sino al viaggio degli Argonauti alla ricerca del Vello d’oro nella Colchide. Aggiungiamo le leggendarie Amazzoni che recent studi archeologici fanno coincidere con le donne Sarmati, che combattevano a cavallo accanto ai loro uomini (il che appariva ai Greci stupefacente, considerate la posizione ritirata della donna nella loro societa’). Ma se i Greci fondarono sulle coste del Mar Nero citta’ e mercati, spetto’ all’Impero romano trasformare questo mare in un lago Greco-romano. I legionary si spinsero ad ovest sino al Delta del Danubio e oltre (sino all’attuale Odessa); ad est conquistarono tutta l’Anatolia,

penetrando con Pompeo in quell ache oggi e’ la Transcaucasia (Armenia, Azerbaigian, Georgia, Abkhasia: allora I nomi, Armenia a parte erano ovviamente diversi). Con le guerre contro Mitridate anche la Crimea divenne, se non una Provincia, certo un Protettorato romano. La situazione continuo’ con Bisanzio, erede di Roma, sino al 6/7 secolo d.Ch. E’ oggi accertato come tale dipendenza, prima da Roma poi da Bisanzio, abbia favorite la cristianizzazione dei popoli caucasici, che viene attribuita a Giustiniano ma gia’ al Concilio di Nicea (325 d.Ch.) un vescovo era giunto dall’Abkhasia.

Le vicende successive sono assai complesse e per diu piu’ e’ difficile districarsi tra le visioni storiche degli scrittori russi, abkhasi, circassi, georgiani, armeni e turchi che tendon a esporre le vicende piu’ per appoggiare le rispettive pretese nazionali che per oggettivita’ storica. Torniamo all’Abkhasia di oggi: un Paese che ha conquistato la propria indipendenza (pur se non riconosciuta quasi da nessuno) nel 1993 e che quindi da 20 anni vive tranquilla e appartata, ma con tutti I problem legati ad una situazione giuridica confuse. L’Abkhasia e’ l’antica Colchide, cui abbiamo accennato, e le guide locali segnalano con una punta d’orgoglio I luoghi ove transito’ Pompeo. Ma cio’ che colpisce di piu’, giungendo in Abkhasia dalla Federazione Russa, e’ la differenza tra il suo territorio e quello vicino di Sochi (Russia), ove verranno ospitate le Olimpiadi invernali del 2014.

Sochi, gia’ nel period sovietico era predestinata da Mosca a trasformarsi in una sorta di Rimini del Mar Nero: alberghi giganteschi, luoghi di cura per chi necessitava di terme, di sole e di sabbiature (I “sanatori”), immense edifice residenziali. Se pensiamo che nel 1991 la Russia, con l’implosione dell’URSS, perse la Crimea e le coste ucraine, ben si comprende che oggi qui si concentrino tutti I vacanzieri russi che non optano per mete piu’ esotiche, dalla Turchia, alla Grecia, all’Italia (fenomeno che investe numeri sempre maggiori). In Abkhasia tutto e’ diverso: certo qua e la’ si innalzano alberghi e condomini ma, giusto riconoscerlo, tra ampi spazi e fitte pinete. Oltrepassata la costa, l’Abkhasia appare un Paese agricolo, fitto di masserie e allevamenti e con limitate infrastrutture turistiche e industriali. In effetti Mosca, desiderosa di procurarsi prodotti agricoli esotici, l’aveva scelta per la coltivazione. Non per nulla a Sochi cresce il te’! Ma in Abkhasia la produzione degli agrumi va ben oltre un esperimento con motivazioni politiche. I frutteti di mandarini, e in misura minore di arance e limoni, in questo piccolo Paese segnano e colorano il paesaggio. L’esportazione in Russia e’ notevole; non solo con grandi camion ma anche con una capillare vendita diretta che e’ la vittoria del libero mercato sulla pianificazione agricola: gli agricoltori offrono il loro prodotto in bancarelle improvisate lungo la strada costiera. Qui si fermano russi e abkhasi, contrattano e acquistano I sugosi frutti.

Altro aspetto che potrebbe far ricca questa terra e’ il turismo: un turismo rispettoso dell’ambiente e non privo di notevoli spunti culturali. In Abkhasia scopriamo infatti, oltre a vastissime grotte, castelli e villaggi tipici, alcune delle piu’ belle chiese bizantine del Mar Nero, talune in rovina, alter sopravissute all’urto di infinite invasion, dagli arabi, ai mongoli, ai turchi, alle ristrutturazioni bolsceviche. Ma sono poco note al turismo internazionale, sconsigliato da governi poiche’ la versione ufficiale, che domina da Bruxelles a Washington, e’ quella Georgiana: l’Abkhasia e’ un territorio georgiano sotto occupazione militare russa. Sia detto per inciso, nel nostro soggiorno, noi non abbiamo visto ne’ un carro armato ne’ un soldato russo; probabilmente sono concentrate verso il confine con la Georgia poiche’, gia’ dall’inizio degli anni 2000, l’ONU aveva assegnato proprio alle forze di Mosca il compito di interporsi tra Abkhasi e Georgiani (come pure tra Georgiani e Osseti del sud). Che dietro tali affermazioni vi sia la propaganda filogeorgiana e’ sin troppo chiaro a chiunque abbia minimo di esperienza del Caucaso. Nella Guerra di liberazione contro la Georgia, gli Abkhasi furono aiutati, nell’ambito dell’amicizia tra I popoli del Caucaso, da un piccolo ma efficient contingente ceceno comandato da uno dei principali Signori della Guerra di Grosny. Contingente che fu giustamente allontanato, per evitare guai, dallo stesso Governo abkhaso al termine delle ostilita’. Tutti conosciamo I rapport “cordiali” che corrono tra l’Esercito russo e I guerriglieri ceceni: se ne deduce che, nella Guerra abkhaso-georgiana del 1992/’93, gli abkhasi furono aiutati da altri popoli caucasici, tra cui I Ceceni, ma sicuramente non dall’Esercito Russo, nemico giurato di questi ultimo.

Ma riparliamo dell’aspetto ambientale e del future turistico dell’Abkhasia. Lungo la costa: cittadine balneari, centri archeologici, antiche chiese, allevamento, fattorie. Ma piu’ all’interno? Se si sale alla rocca della citta’ di Anacopia, prima capital dell’Abkhasia, si puo’ osservare larga parte del Paese e scoprire a NE un mondo completamente diverso: boschi infiniti, vallate segrete e all’orizzonte le vette innevate della catena principale del Caucaso. Se la costa, bene o male, e’ nota al turismo, l’interno ancor oggi e’ praticamente res nullius: valli e cime che mai hanno visto un visitatore dell’Europa occidentale. Vi e’ un’eccezione: lo spettacolare Lago Ritza, ampio e circondato da conifer, oltre il quale e’ una delle tante dacie di Stalin: il dittatore georgiano aveva buon gusto! Ma nella valle accanto, il villaggio di Psku si raggiunge solo con una lunga pista per 4x4 oppure, in inverno, in elicottero! Come ha fatto di recent piccolo gruppo di coraggiosi giovani italiani che ha volute assaggiare queste nevi vergini. Bastino queste poche righe per far comprendere come l’interno dell’Abkhasia sia un terreno di gioco per l’escursionismo e l’alpinismo dalla infinite possibilita’ di sviluppo sia estivo che invernale.

L’Abkhasia, in poco piu’ di 8.400 kmq, racchiude un notevole patrimonio cultural e naturalistic (senza contare il ricco folklore) e invita ad una visita. Ma perche’ tante complicazioni? L’Abkhasia e’ uno di quegli Stati che non esistono ma…insomma, ci sono, hanno attivita’ economiche, culturali, magari pure turistiche ma la comunita’ internazionale finge di non vederli, magari sperando (!) che in tal modo le situazioni critiche si chiariscano o meglio ancora (pio desiderio) si risolvano da sole.

In Caucaso di questi Stati che esistono ve ne sono 3: Abkhasia, Ossetia del sud, Karabaq. Ma sempre in Europa, non dimentichiamo la Transnistria e la Repubblica Turca di Cipro del nord. L’argomento riguarda pure il Kossovo, che e’ riconosciuto da EU e USA ma non da ONU, ne’ da Russia, Cina, India e da gran parte di Africa, Asia ed America del sud. In Africa l’antico Somaliland (ex Somalia Britannica) e’ in simile situazione: di fatto indipendente, con rapporti con gli Stati vicini, unico territorio somalo organizzato e relativamente in pace ma… da nessuno riconosciuto.

Le motivazioni di tali atti di chiusura sono molte: alleanze politico-militari (la Georgia e’ protetta”- chissa’ perche’ – dagli USA, quindi l’EU come puo’ riconoscere l’Abkhasia?) ma pure il desiderio di non modificare piu’ confine, dopo tanti conflitti, ha la sua parte. Onorevole intent, sempre che non si vada contro la logica: la storia non si puo’ congelare al 1991, come se tutto cio’ che e’ avvenuto dopo non fosse accaduto! Ancora una volta l’EU potrebbe avere una fondamentale funzione ( che ora non ha!) tra Abkhasia e Georgia, tra Russia e USA.


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